Street Art, and now?

Blu a BerlinoLa domanda è di quelle epocali, è vera arte oppure no? Una di quelle domande che scatenano polemiche e invettive infinite fino ad arrivare con estrema chiarezza alla confusione più totale. Come parlare di matrimoni e adozioni gay o altre diatribe etiche per le quali alla fine nessuno se la sente di prendere decisioni vere. E io sono tra questi, proprio non ce la faccio a prendere una decisione in merito, è troppo semplicistico oltre che rischioso tentare di ingabbiare il tutto con una definizione univoca. Osservo con grande attenzione, questo sì, perché il fenomeno è molto interessante. Noto con altrettanto piacere la schiera di detrattori attaccati alla tradizione (che si scomodano solo per tele e bronzi) o gli iper-entusiasti che impazziscono anche per un “forza Juve” scritto su una panchina.

Se è difficile dare una definizione generale di opera d’arte è ancora più complesso in un ambiente che spazia dal vandalismo alla grande opera di riqualificazione di un’area degradata.

Certo la vita si sta facendo più dura per chi ha da sempre guardato con altezzosità a questo fenomeno, quei critici tradizionalisti che liquidavano con snobismo anche i più affermati Banskistreet artist devono fare i conti con la decisione di una importante galleria di Miami di staccare un pezzo di intonaco (era una “cosa” di Bansky) e venderlo in asta ricavando oltre 400 mila euro.

Ma soprattutto cosa pensare quando il colosso dei colossi, Google, lancia una meravigliosa piattaforma analoga a quella già da tempo in rete che ci faceva entrare nei principali musei del mondo, che ci porta stavolta per le strade delle città per vedere da vicino graffiti e murales? Il progetto globale si chiama Google Art Project, e vale davvero la pena dare un’occhiata a questa sezione interamente dedicata alla Street Art.

Un passo importante, che forse un giorno i nostri pronipoti studieranno sui libri di scuola, perché frutto di decisioni prese da soggetti influenti del mondo in fatto di arte, che non passano inosservate.

Mi permetto di linkare un interessante articolo pubblicato su laCooltura nel quale l’autrice Antonella Pisano solleva una questione interessante a partire da un atto di vandalismo proprio ai danni di un’opera di Bansky. Se è vera arte si pone la questione della tutela, come ogni bene culturale.

Invece che chiudersi le parentesi si aprono.

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