La scomoda Jenny

Mi sono da tempo liberato dal consunto intreccio tra esaltatori e detrattori dell’arte contemporanea. La considero ormai una diatriba superata ma noto che per molti ancora non lo è, ed a cadenze regolari riparte quello che io definisco il gioco circolare, dell’artista che provoca chi vuole essere provocato che così può scatenarsi contro chi lo ha provocato. Entrambi gli attori contribuisco a tenere viva l’arte, ma questo è appunto un gioco, perché invece l’arte, per chi la studia, è una cosa un po’ più seria.

Mi sono da tempo liberato dal consunto intreccio tra esaltatori e detrattori dell’arte contemporanea. La considero ormai una diatriba superata ma noto che per molti ancora non lo è, ed a cadenze regolari riparte quello che io definisco il gioco circolare, dell’artista che provoca chi vuole essere provocato che così può scatenarsi contro chi lo ha provocato. Entrambi gli attori contribuisco a tenere viva l’arte, ma questo è appunto un gioco, perché invece l’arte, per chi la studia, è una cosa un po’ più seria.

Ecco che però, sebbene consideri superato questo pastone classificatorio antico-classico-moderno-contemporaneo mi ritrovo a trovarmi nei panni di chi ancora c’è dentro con tutte e due i piedi e sgomita per imporre la superiorità indiscutibile del passato.

L’ultima volta che mi sono trovato in difficoltà per questi passatisti nostalgici è stata in occasione della visita alla mostra di Jenny Saville al Museo del Novecento e altri spazi diffusi per Firenze.

Niente di particolarmente nuovo, molto di particolarmente bello. Jenny Saville non è una novità nel panorama artistico, è nota, quotata, apprezzata ma è soprattutto “scomoda” per i detrattori dell’arte contemporanea, perché appunto Jenny è contemporanea e allo stesso tempo portatrice sana di pittura e disegno, con una tecnica grandiosa e in continuo miglioramento.

Qualche anno fa aveva stupito per la tecnica ma anche per i soggetti raffigurati, mentre la mostra ci presenta una Saville edulcorata nei contenuti, ma con una maestria raffinata e matura, sia negli oli su tela che nei disegni (ai quali si dedica quotidianamente in uno studio apposito) e ci fa vedere una delle molte facce della contemporaneità, bussando sulla spalla di chi non vuol vedere, anzi neppure guardare, quante emozioni ci sono in giro anche oggi, come ieri.

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