Città di conferme

xiaodong (1)A Firenze in cerca di conferme. Una città ricca di cultura, eventi, moda questo si sa. Stavolta me ne vado in giro da turista puro, prendendomi il tempo che mi manca quando la frequento per lavoro, e mi concedo tuttalpiù il tempo per mangiare al volo un panino con il lampredotto, capolavoro fiorentino al pari del David. 

In cerca di conferme dicevo….

Una prima riguarda il modo parziale con cui gestiamo i nostri beni culturali. Voglio visitare il Museo dell’Opera del Duomo, rinnovato, ma non posso, a meno che non faccia un biglietto unico per visitare tutto il resto, ma tutto il resto lo conosco bene, l’ho visto e rivisto e provo a spiegarlo agli affabili attendenti che presi da un problema tecnico con il pos liquidano prontamente me a altri visitatori in modo a dir poco sbrigativo. Flessibilità zero, cortesia meno. Confermato.

Seconda. A Palazzo Strozzi c’è una mostra in corso, di quelle dai nomi noti, soliti noti, stavolta dalla collezione Guggenheim, solitamente non vado a visitarle, perché so cosa troverò o meglio cosa non troverò, perché le opere maggiori dei grandi artisti di richiamo rimangono sempre nei grandi musei di richiamo, e ti ritrovi a visitare sale gremite di persone ma povere di opere. Scorro tra le sale e mi accorgo che cammino veloce, non lo faccio volutamente ma ci sono davvero poche cose che mi trattengono, un paio di Pollock, qualcosa di Rothko (ben allestita la sua sala) e per fortuna alla fine un bella tela di Twombly mi addolcisce ma non troppo. Anche questa una conferma, quando si parla di Guggenheim viene sempre più in mente il contenitore del contenuto.

xiaodong (9)Poi scendo alla Strozzina, espone Liu Xiaodong che a differenza dei suoi coinquilini non conosco bene, ma non mi lascia indifferente. Le tele sono grandi e fresche, entrano lente ma mi ritrovo a soffermarmi lì davanti per saperne di più, e osservandole con l’attenzione che si presta nella curiosità del nuovo inizio a trovare più di un richiamo con un altro artista cinese che invece espone proprio in contemporanea a Roma (Villa Medici). I due sono quasi coetanei e non so se si conoscano ma trovo che siano accomunati da una forza tecnica fatta di pennellate fluide e sicure che stendono materia sulla tela senza timori, ma anche di una particolare attenzione alla quotidianità. Xiaodong più legata alla cronaca, a partire da foto di strada sulle quali annota le proprie impressioni che poi sviluppa su grandi dimensioni, a caccia di scene ma soprattutto persone cogliendone dettagli (non) banali.

La stessa quotidianità che colpisce Yan Pei-Ming, la sua più monumentale, legata a Roma della quale ritrae scorci e opere senza retorica pomposa, come elementi della vita di tutti i giorni, di passaggio dalla città eterna. Anche i suoi sono fatti di cronaca, cronaca importante come l’attimo dell’attentato a Wojtyla immortalato in maniera superba, dove colgo un particolare tratto comune ai due, l’attenzione nel ritrarre il simbolo per eccellenza della quotidianità, dei fatti, del fare.

xiaodong (4) yan pei ming - mani (part.) xiaodong (7)

 

 

 

 

 

La Cina sta dando molto all’arte contemporanea, anche questa una conferma.

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