Artefiera 2017

Qualcosa di diverso stavolta si nota. La mano di Angela Vettese cala su Bologna e impone più qualità che quantità, il risultato è subito evidente e al di là dei gusti personali il livello generale è più alto. Diminuiscono le ripetizioni ma soprattutto le provocazioni, e questo fa un gran bene. L’Italia è stata e dovrà essere sinonimo di eccellenza, è una forma mentis che deve entrare nuovamente in circolo, e diffondersi in ogni settore.
Meno gallerie significa anche più tempo a disposizione da dedicare a quelle che ci sono, non è cosa da poco, e allora tra novità, conferme e delusioni riassumo quello che ho visto.
Inizio da due artisti che hanno mi avevano colpito per la loro bravura qualche anno fa. Rimangono bravi, ma ripetitivi, Tommaso Ottieri e Massimo Giannoni, dovrebbero prendere esempio da Papetti che dopo una parentesi di cityscapes per fortuna conclusa si presenta con due tele che rimandano a Turner, intense, espressive, tra le cosè più belle viste in Fiera.
Assieme a lui due lavori eccellenti di Luca Pignatelli, due busti romani lavorati su una superficie di ferro, e due sculture di Fabio Viale, che è sempre un piacere vedere da vicino. Per me Poggiali e Forconi è nella top 3 delle gallerie di questa edizione, sicuramente assieme a Mazzoli dove assieme a un enorme e raffinatissimo Katz convivono Paladino, Sandro Chia e uno Schifano poetico di alto livello.
Tra proposte non proprio originalissime vado in cerca di gesti tecnici, ho deciso di soffermarmi su opere dipinte, e per fortuna non stento a trovarne. Mi fermo davanti ad artisti che riconosco, come Roberta Coni, Giovanni Spazzini e Daniele Galliano oppure su due eccellenti lavori di un artista che ho apprezzato, poi meno, oggi molto, Marco Cingolani che presenta due grandi tele dipinte con espressionismo acido davvero ben strutturate. Nessuno però riesce ad emozionarmi quanto due lavori, molto diversi tra loro ma mica è una finale di tennis, e allora vincono entrambi. Fausto Pirandello, con molti lavori splendidi ma su tutti una donna distesa dipinta nel ’44 (mi scuso per la foto pessima). Trovo anche dei bellissimi peperoni di Guttuso che mi fanno tornare ai mercati del Sud italia ma ancora più volentieri mi ritrovo a respirare un vento sudamericano, che entra da un patio e smuove tende bianche, e sfiora pelle di una donna distesa e nuda. E’ un’opera delicata, fresca, leggerissima, di Julio Larraz. Bellissima

Non so bene perchè ma a me piacciono gli artisti autorappresentativi, che sono protagonisti diretti delle loro opere. Forse perchè mi piace chi si butta nelle proprie passioni con tutto sé stesso ma senza autocelebrazione. Anthony Gormley, non è presente in fiera (sebbene ci sia la Galleria Continua) ma è uno di questi, come il ben noto ma mai scontato Luigi Ontani qui in ceramica veste di rappresentante dell’Arma o Urs Luthi dispettoso e menefreghista.

Bello seguire le evoluzioni di artisti che conosco, ma cosa mi spinge davvero a venire qui ogni anno è la possibilità di fare nuove scoperte, ed in mezzo a volti noti si fanno notare artisti per me nuovi. Ne scelgo due, di generi diversi. Le sculture bambine immobili ma drammatiche del giovane Paolo Migliazza che mi ricordano alcuni lavori di Aaron Demetz, ma soprattutto una specie di fotografia (elaborata, costruita, photoshoppata che ne so) di Mariska Karto, respiro barocco e corpi contorti che producono un’opera potente (anche qui tensione drammatica e anche qui mi scuso per la pessima foto che ho fatto alla foto). Mi ha davvero colpito, seguirò questa ragazza e continuerò a venire a Bologna, ogni anno come da tempo faccio, consigliandolo, sopratutto se il percorso intrapreso continuerà verso l’innalzamento della qualità delle proposte.
Una proposta la faccio anche io, capisco non sia semplice, ma cambiare il nome della kermesse?!?! Le fiere in giro per il mondo hanno nomi così accattivanti…

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