Arte d’estate

VialeDevo ammettere che oramai da diversi anni è diventata una meta fissa, a ragione, perché con il passare del tempo Pietrasanta ha saputo ritagliarsi un ruolo di rilievo nel panorama artistico, forse definirla capitale estiva dell’arte potrebbe essere eccessivo ma di sicuro il luogo con la più alta densità di gallerie d’arte di tutta Italia. Un centro piccolo ma con pezzi d’arte in ogni angolo, molto viva e soprattutto in espansione, con nuove gallerie e nuove proposte ogni anno.

Come normale che sia ai volti noti si affiancano giovani emergenti, ed a gallerie un po’ troppo statiche che puntano sull’usato sicuro si uniscono realtà più coraggiose che promuovono nuovi artisti.

Il cuore di tutto è la Piazza centrale che assieme alla Chiesa di Sant’Agostino ospita solitamente i lavori di un artista. Quest’anno il tributo a Igor Mitoraj, recentemente scomparso che proprio a Pietrasanta abitava.  Era doveroso, quanto alle mie impressioni chi segue il mio blog sa come la penso in merito, comunque bellissima l’illuminazione nella Chiesa.

In giro per gallerie invece impressioni contrastanti, una tra le più rilevanti nel panorama nazionale, la fiorentina Poggiali e Forconi occupa sempre lo spazio Ex Marmi e questa volta ha portato Fabio Viale. Sculture tatuate, busti e arti tradizionali in marmo bianco interamente ricoperti di tatuaggi ispirati al mondo russo (per chi lo ha letto un rimando all’”Educazione Siberiana” pare esserci) ma soprattutto marmi in polistirolo. Una proposta interessante, l’ambiguità della leggerezza, ed è davvero difficile non cadere nella tentazione di afferrare e sollevare il teschio per svelare il mistero.

Devo dire che queste nuove idee mi hanno colpito più dei marmi neri o della scatola in “legno di carrara” con cui aveva vinto il Premio Cairo, un virtuosismo un po’ meno emozionante.

MannTra gli artisti che mi hanno poi colpito voglio citare alcuni lavori di Jeremy Mann alla Galleria Barbara Frigerio, un artista che avevo già segnalato ma che ora ho visto con più attenzione. Soprattutto ho visto le sue donne, fragili e aggraziate, superiori ai paesaggi metropolitani con cui lo avevo conosciuto.

Proprio quest’ultimo tema mi sembra fonte di una nuova ondata, un genere un po’ troppo sfruttato, forse perché da buoni risultati sul mercato ed emancipa dal provincialismo. Concettualmente apprezzo che combini tecniche tradizionali come l’olio su tela a soggetti contemporanei, ma già stiamo assistendo ad una serialità preoccupante che, sebbene con le dovute diversità, ho visto nella sola Pietrasanta da molti artisti. Lo stesso Mann appunto, senza dubbio in cima alla lista, ma anche Daniele Cestari, Valerio D’Ospina o il toscano Claudio Cionini  (da Lupo’Art dove ci sono paesaggi piccoli ma potenti di Ignazio Schifano)….tutti paesaggisti metropolitani.

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