Arte in tour

Questo è uno di quei post che vi chiedo di leggere fino alla fine (se ne avrete la pazienza) perchè inizia dal fondo, dalle mie conlcusioni personali ma prosegue cercando di aprire un argomento di discussione piuttosto importante per il Sistema Arte.
Sono profondamente critico verso l’operazione “Vermeer in tour mondiale”. Daccordo o meno che siate vi spiego le mie ragioni.

Da un punto di vista commerciale l’operazione è stata ineccepibile, si è preso uno dei quadri più celebrati in termini assoluti della storia dell’arte, quella delicata celebrità con l’orecchino di perla e la si è rinforzata con una quindicina di opere mirabili di giganti fiamminghi. Sulla qualità artistica niente da eccepire, come si fa a non riconoscere la grandezza di Rembrandt e degli impasti fiamminghi, ma la sensazione che lascia l’operazione nel suo complesso è quella di una turné degli Harlem Globetrotters, di una selezione di All Stars che viene ospitata ovunque, senza un progetto culturale alle spalle. Ho visto le opere esposte nella Frick Collection a New York, il contesto in quel caso mi è parso coerente, se non altro perchè si univa ad una ricca e selezionata raccolta che l’industriale H. C. Frick, magnate del carbone e dell’acciaio nell’America del boom industriale a cavallo tra otto e novecento (invito a leggere il capitolo a lui dedicato del libro di Corrado Augias “Segreti di New York”) è stato capace di riunire nella sua abitazione nell’East Side. Ma al rientro in Italia mi ritrovo lo stesso team di quadri in tour in svariate città europee, epeggio ancora italiane. E forse a quel punto ho capito cosa mi aveva infasdidito, cosa aveva fatto cambiare la mia opinione oltreoceano, ancora una volta una brillante idea di diffusione dell’arte, con valore culturale ma soprattutto economico (questo aspetto non mi scandalizza, anzi) era venuta a qualcunaltro, e gli olandesi sono riusciti a fare con 15 quadri molto più di quello che siamo stati capaci di fare noi con investimenti milionari. Abbiamo aperto le porte a questa operazione, in molte città italiane, invece di ingegnarci e valorizzare il nostro immenso patrimonio, paghiamo ancora la nostra atavica lacuna, abbiamo opere a perdita d’occhio ma non abbiamo manager del patrimonio artistico, professionisti che operano nel settore dei beni culturali come in qualsiasi altra attività economica. L’arte può essere una fonte di ricchezza e occupazione, ce lo hanno dimostrato ancora una volta, dobbiamo liberarci dai nostri blocchi mentali e politici, solo allora potremo vantare un gestione “attuale” delle nostre inestimabili bellezze.

Questa voce è stata pubblicata in Appunti d'arte. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *