Mart, Mah

Mart RoveretoHo raggiunto Rovereto con entusiasmo, avevo letto e sentito parlare del Mart, questo gioiello dell’architetto Mario Botta, e in effetti l’ingresso non lascia indifferenti, incastrato tra alcuni edifici anonimi appare improvviso e fa crescere entusiasmo e aspettative.

La gentile e inappuntabile signorina alla biglietteria mi spiega tutto molto bene, cosa è compreso nel biglietto ora mi è chiaro, mi piace che mi si aprano le porte di Casa Depero, e mi piace anche il bonus degustazione di cioccolata in centro (peccato ero di fretta), ma non mi è molto chiaro quando mi dice che il museo non ha una collezione permanente. Strano, avevo guardato il sito, e poi appena entrato nel meraviglioso ingresso da archistar che alza ancora di più le aspettative, avevo visto campeggiare di fronte a me la scritta “2° piano – Collezione Permanente”. Quindi chiedo ancora alla signorina, dove si trova la collezione permanente e lei, sempre inappuntabile, mi dice che “il museo non ha una collezione permanente”. Il mio entusiasmo subisce un primo colpo. Faccio fatica a pensare ad un museo che non propone ai visitatori una collezione permanente, faccio fatica a definirlo museo, mi viene da definirlo uno spazio espositivo, con pieno rispetto, ma non è la stessa cosa.
Grande Guerra MostraE’ perfetto che i musei abbiano esposizioni temporanee , non mi piacciono i musei statici, ma ho sempre visto questi eventi al fianco di un corpo stabile di opere.
Questo mi è capitato girando per musei, a volte sono entrato ed ho visitato anche la mostra, ma quando non era di mio interesse mi sono limitato a visitare il museo, che stava lì pronto ad accogliermi con le sue opere.
La sensazione è stata un po’ quella di aver sbagliato negozio, entrare in pescheria e trovare della verdura, che è buona, e fa bene, ma mi andava il pesce, per quello sono entrato in pescheria.
Al Mart ho trovato foto di paesaggi, plastici in carta che sono piaciuti molto a mio figlio (senza offesa architetto!), e una mostra molto ricca sulla Grande Guerra, con tutto il fascino poetico della sofferenza, colorato qua e la da qualche pezzo futurista.Pascal Convert
A mano a mano che mi addentravo nelle sale il mio entusiasmo, già fiaccato, calava, per fortuna un paio di sussulti ci sono stati, su tutti due cere di Pascal Convert una bianca,  l’altra grigia, due calchi davvero espressivi e monumentali, bellissimi, ma le mie aspettative erano altre, più alte, forse è colpa mia, ma al Museo di Arte Contemporanea mi aspettavo di trovare Arte moderna e contemporanea.
Buona la verdura, ma preferisco il pesce.

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