Rosso Fiorentino vivo a Volterra

Rosso volterraE’ un progetto ambizioso e innovativo quello chiamato “Rosso Vivo” a Volterra.

L’occasione sono le celebrazioni della celebre “Deposizione dalla Croce” dipinta nel 1521 dal manierista toscano, ma tra ritardi e scollegamento con altri eventi similari più che un’occasione sembra una scusa.

Ma non di questo mi interesso, poco mi importa del motivo e ancora meno delle vicissitudini politiche della difficile cittadina. Il lancio del progetto è avvenuto in concomitanza con la velenosa campagna elettorale di una città in cerca di identità e lo staff organizzativo è di quelli che dividono. Curato da Vittorio Sgarbi, con la regia di Alberto Bartalini.

Progetto ambizioso e innovativo dicevo, da aggiungere rischioso, come ogni volta che si accostano capolavori antichi a opere recenti o addirittura contemporanee. Innovativa la formula, con un evento prolungato che si snoda su due anni di durata, con installazioni e mostre che saranno organizzate in luoghi diversi della città e rischioso perché nella bella Pinacoteca di Volterra o nello stupendo Museo Guarnacci si accostano ai capolavori esposti opere e installazioni di artisti novecenteschi, scelti secondo un canone artistico spiegato dallo stesso Sgarbi alla lectio magistralis di presentazione.
Ho avuto modo in diverse sedi di approvare questo tipo di operazioni perché rendono più vivi i nostri musei statici, e fanno sapere a turisti ed indigeni che l’arte non si è fermata nell’ottocento. Buona dunque l’operazione, non tutte le scelte sono state azzeccate. Il pavimento di Ugo Nespolo è del tutto fuori luogo e i busti di Mitoraj nel Teatro Romano sembrano depositati lì in attesa di essere trasportati altrove.
Efficaci (anche se più scenografiche che artistiche) le installazioni nel Battistero ma molto discutibili le scelte artistiche nelle sale di Palazzo dei Priori. Qui poche idee e tanto di scontato ma con una eccezione davvero interessante, la sala dedicata a Renato Frosali. Inutile negare che conosco personalmente l’artista (ma lui sa meglio di altri che non sono uno Yes Man) però il giudizio è distaccato, perché Frosali propone un lavoro di ricerca, filologico e non seriale, con una bella e tecnicamente curata reinterpretazione in chiave moderna del corpo deposto e con un bel lavoro scultoreo contenutistico e di richiamo territoriale. Un lavoro completo originale e contemporaneo, corredato da atmosfere baroccheggianti dipinte su tela, merce rara di questi tempi.

Luci ed ombre sull’evento e la cosa non stupisce, ma infinitamente meglio del misoneismo tutto nostrano che ci ha seppelliti sotto i nostri capolavori.

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