Quieto Mitoraj

MitorajPisa si muove, ammettiamolo. L’ultima iniziativa porta la firma di Alberto Bartalini che inserisce nei musei di Piazza dei Miracoli una serie di lavori vecchi e nuovi dell’artista polacco, oramai pietrasantino, Igor Mitoraj. L’operazione è apprezzabile, rinvigorire l’interesse per l’antico, che abbonda nel nostro Paese, è possibile solo grazie al contemporaneo, che al contrario è pressoché assente. Il bersaglio non sono i turisti stranieri, quelli sono sempre venuti e sempre verranno a reggere la Torre e sebbene sia cosa buona prolungarne la permanenza trovo più interessante come le installazioni, in questo caso di Mitoraj, portino gli indigeni mediamente interessati a toccare con mano, o meglio con gli occhi, quanto sono stati bravi i nostri avi.

Perché gli italiani, compiaciuti ed immobili, vogliono che il passato non venga inquinato con il presente, il passato è il nostro vanto, ed è intoccabile. Viene spontanea una riflessione, se lo stesso pensiero lo avessero avuto gli uomini del 1600 non avremmo avuto il Barocco, e se lo avessero sostenuto nel 1700 non ci sarebbe il Neoclassicismo.

Ma ci sono artisti contemporanei che in qualche modo sono accettati, e vengono accettati anche dall’italiano più conservatore, perché non disturbano, non inquinano. Uno di questi è senza dubbio Mitoraj, con il suo classicismo e le sue forme morbide, i suoi busti avvolti e avvolgenti che si mimetizzano con il passato di ogni epoca, senza scombussolare la quiete perché questa, anche se si parla di angeli spezzati e decaduti, è la sensazione che evocano i suoi lavori.

Certo per chi cerca la quiete il percorso è perfetto, un po’ meno per chi cerca una spinta più innovativa, perché quello manca a questa operazione è la novità e la ricerca. Per chi conosce da tempo l’opera di Mitoraj (lo ricordo davanti al colonnato neoclassico del British Museum, anni fa) la sensazione è quella della retrospettiva, del riassunto della sua vita artistica, e infatti la raccolta di gessi è la cosa più bella.

Affidarsi a Mitoraj è oramai una certezza, ed è perfetto per chi non osa imbarcarsi in operazioni ardite e rischiose, ma a parte questo l’iniziativa rimane valida, più che consigliabile per molte ragioni, su tutte perché è una buona occasione per andare (o tornare) a vedere una delle vere attrazioni della città, l’appagante e formativo Museo delle Sinopie.

Questa voce è stata pubblicata in Mostre. Aggiungi ai segnalibri il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *