Modì a metà

ModiglianiDai primi passi dentro le stanze il contrasto è stato netto. Piacere e un po’ di fastidio alla mostra Modigliani e Ses Amis in Palazzo Blu a Pisa. Si percorre il primo corridoio e subito il pittore livornese ci fa vedere quanta delicatezza può uscire dalla sua mano, un ritratto di donna (“in seduta spiritica”) appena accennato, dai tratti squadrati lontani dalle future linee morbide ma con un’armonia di colori tenui che solo lui e solo l’acquerello possono dare. Signor Amedeo grazie, lei distribuisce piacere su carta, se non fosse per questa muraglia umana munita di audio guida e cuffiette che si frappone tra me e la sua meraviglia tutto sarebbe perfetto. Forse ho sbagliato giorno, invece di una domenica piovigginosa dovevo passare a trovarla di lunedì, ma ormai ci sono. E proseguo, un paio di suoi amici mi guardano incorniciati con occhi spettrali, ci scambiamo un paio di sguardi ma poi scopro dietro a una sua tela una donna che mi rassicura e per il colore che la circonda mi fa stare fermo davanti a lei per diversi minuti. Più che davanti dovrei di lato, a debita distanza, perché tutto attorno ha un altro nugolo di persone più interessate ad ascoltare la sua storia che a guardare la sua opera. Lei era povero, alcolizzato, bellissimo ed elegante come le sue opere, e questo sembra piacere un sacco, più delle sue tele, che nessuno commenta. Perchè quasi nessuno parla né tantomeno sorride. Accanto a me una signora prontamente sgrida suo figlio perché ha riso ad alta voce, quale onta. Se l’avesse vista a Parigi nei dintorni del Lapin Agile forse l’avrebbe tenuto stretto per mano ben lontano da lei, qui la venera, strano il mondo.

Soutine
Soutine. Ritratto di Miestchaninoff

Tralascio la signora e anche la parentesi cubista che per fortuna non l’ha vista coinvolta e mi imbatto in una testa rossa, su un fondo verde, piena di sbavature e potente, inquietante, che mi ruba altri minuti e un sorriso beffardo, lei era un pittore. E poi proseguo tra le cose dei suoi amici, niente di che, lei era il più bravo, loro sono freddi al confronto… a parte uno, perchè a un certo punto in due angoli nascosti trovo il suo amico vero, quello brutto, sporco e impazzito che però stavolta fa impazzire me. E’ proprio Chaim Soutine con due capolavori, perché lui non riusciva a fare altro, che mi gusto in tutta pace, sono stupendi e non hanno il temuto numerino da cliccare sull’audio guida, la perfezione. Un ritratto blu (dello scultore Miestchaninoff) con un volto deformato che mi calamita per un quarto d’ora circa e una natura morta con un fondo bicolore sempre sui toni del blu che solo un matto bielorusso poteva creare. Il resto è qualcosa di già visto per chi frequenta mostre e Modigliani (3)musei, non per questo da liquidare, di Modigliani non si butta niente, perché passeggiare tra tele sculture e bellissime foto delle sue donne(tutte innamorate di lei, si vede bene) è un piacere. O almeno per me, non sembra esserlo per i miei attenti e poco entusiasti compagni di visita, che non si sono persi un numerino sulla loro tastiera ma che sembrano portare a casa poco, ma chissà, forse ora sanno tutto di lei. L’audio guida per adulti è stato un fastidio, per chi l’ascoltava e per chi neanche la indossava, aggiunge poco e distrae molto, crea capannelli invalicabili, due ragazzi davanti a me si muovevano come una cosa sola, senza neanche guardarsi , una coppia ha rischiato il soffocamento impiccata dalle doppie cuffie, per me da evitare. Divertente e utile invece quella per bambini, un bel modo per raccontare la pittura facendoli sorridere, perché ci si diverte alle mostre.

P.s. Bella anche l’idea di esporre le teste false così tanto celebri al Museo di S. Matteo, ancora una iniziativa lodevole per valorizzare questo gioiello della città.

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