Artefiera Bologna 2018

Risultati immagini per artefiera 2018 logoAppuntamento annuale in quel di Bologna, per l’edizione 2018 di Artefiera. Ho diversi obiettivi per questa volta, alla ricerca di novità, alla raccolta di immagini da far vedere ai miei studenti, voglio aggiungere un’attenzione speciale al coraggio. Artisti nuovi, giovani o meno, e alle gallerie che scommettono.Non ho più grandi stimoli dai soliti nomi, mi sono anche stufato della riverenza verso gli artistoni, quindi tralascio con fare snob, tanto di quello che ho visto. Con qualche eccezione però, perchè appeno entro da Mazzoli viene fuori il mio debole per Alex Katz, che stavolta affronta il tema del mare, che è quell’altro mio debole, e ne viene fuori un tuffo profondo, e poetico, che si può fare nel mare, o in un quadro. Mi incanto una ventina di minuti davanti a quella tela, poi mi servono altri 10 minuti davanti a Julio Larraz per fare decompressione dopo un’immersione così fonda. Che grazia e che tecnica il cubano.

A proposito di tecniche, prima di dare spazio ai più giovani menziono una bella sperimentazione di Giovanni Frangi, che alterna alla tela dei velluti neri, sui quali le sue ninfee verdi sbocciano fino a diventare luminescenti.

Ma dicevamo di parlare dei più giovani…questa categoria tanto bistrattata dai meno giovani, io non lo farò, primo perchè non è cosa vera, e secondo perchè mi fa sentire vecchio.
Eccole allora tre facce giovani. Inizio da una ragazza, Barbara De Vivi, candidata tra l’altro al Premio Under 30 (Euromobil, vinto da Lars Teichmann) che mi colpisce per la sua capacità di equilibrare un’apparente caos, con respiro preraffaellita non si risparmia nell’utilizzo di colori impegnativi, e li mescola con una maturità che non rispetta la sua giovane età.

Poi invece cosa mi ferma è una cascata di bianco, marmo che cola dalla massa scultorea di Rudy Cremonini, una statuaria classica nella composizione, ma è avorio liquido.
Lascio per ultimo un ragazzo che non conoscevo, ma che da ora non perderò di vista, perchè ho visto molto nelle sue opere, un gusto contemporaneo, freschezza e dramma, perchè sa lavorare le forme con così poca materia. Si chiama Guglielmo Castelli, annotiamolo.
Non giovane come loro, ma originale, minuto, rarefatto è Enrico Tealdi, che mi frega con il mare anche lui (si è messo d’accordo con Katz) e i suoi impercettibili esseri umani si lasciano guardare mentre oziano su spiagge non affollate.
Chiudo con una parentesi fotografica, vorrei confermare che Mustafa Sabbagh sa utilizzare il nero e Alessio Delfino il corpo femminile.

In giro per i padiglioni molto di già visto, seriale, ma lo sarebbe anche ripeterlo, quindi non lo faccio.

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