Artefiera Bologna 2014

L’appuntamento annuale con l’evento bolognese non si può mancare. Chi si occupa di arte, chi la fa,  la compra o semplicemente la guarda deve venire a questa manifestazione che, con tutte le critiche e le migliorie applicabili rimane comunque l’evento più importante del nostro paese. E ora che si è conclusa dico la mia. Lascio stare i numeri ele statistiche che già vedo rincorrersi in rete e mi concentro sulle cose che mi sono piaciute e quelle no.
Partendo proprio da quest’ultime devo dire che sebbene sia un periodo artistico affascinante, dove c’erano pittori degni di questo nome (Boldini su tutti), la presenza di molta arte ottocentesca l’ho trovata esteticmente fuori luogo. Capisco le ragioni di attrarre uno spettro più ampio di collezionisti ma il contesto non era quello giusto. Il contrasto si fa ancora più netto se si considera quanto poco si dipinga oggi, nei due padiglioni si fa fatica a trovare pittori e scultori, e questo è un dato che mi rattrista, anche perchè i pallini rossi (venduto) si vedono molto di più sotto alle tele che non sotto alle plastiche o le resine.
Invece quando si trovano quadri e sculture ci si ferma con piacere. Mi sono fermato a guardarmi con calma i quadri di Tommaso Ottieri, ben dipinti su tavola di grandi dimensioni (mi era già piaciuta una sua serie su interni di teatro lo scorso anno), o alcuni lavoro di Pizzi Cannella, bravo a patto che riduca le tele in serie con gli abitini, o l’uso dello spazio nelle tele di Massimo Giannoni. Non passa inosservato Paolo Troilo, per il suo stile originale e piacevole che però fa un po’ arredo d’interni.
Non ho potuto non fermarmi, e poi rifermarmi, su una mia fissa (che non credevo di trovare a Bologna) Alex Katz, presente da In Arco di Torino con due opere piccole ma entrambe di grande impatto.

Ma c’è una cosa che in tutta la Fiera sovrastava le altre, e lo dico con piacere perchè era opera di un artista di cui ho già parlato molto bene, bravo nella pittura e bravo nella scultura, Nicola Samorì, con un busto in gesso e cera, del 2009 capace di oscurare anche le sculture più grandi di un maestro come Manzù o di una bella testa di Mirko Basaldella. Un busto deformato, rivestito con un velo di cera caldo e morbido, splendido anche nella colorazione.

Al di là di questo molte bizzarrie o istallazioni la cui forza si esaurisce subito dopo lo scatto
col cellulare, poi lavori grafici e opere ingegneristiche: non vorrei scoraggiare nessuno, ma
oramai (soprattutto nell’arte) ci siamo abituati a tutto e le provocazioni ci lasciano indifferenti.

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