Leggere d’arte. Will Gompertz

http://www.dailybest.it/wp-content/uploads/2012/10/alicia_martin_4_20120319_1567770029.jpgOggi si scrive molto di arte, credo sia il tentativo di spiegare a parole ciò che nell’arte del passato era più evidente e in quella di oggi è invece così criptico. Spiegare i significati delle opere, e ancor più spesso spiegare le dinamiche stesse dell’arte contemporanea. Scandagliare la mente dell’artista alla ricerca del percorso che svela i misteri della sua opera. “Quale verità del nostro vivere vuole svelarci l’artista?”, “Cosa avrà voluto dire?” tanto per fare una citazione. E’ divertente leggere le recensioni, soprattutto di critici emergenti che mai si rassegnerebbero ad un’opera fatta a soli fini estetici, o talvolta fatta per caso. Ricordo ancora un’intervista al vincitore del Premio Turner 2001 Martin Creed che aveva presentato la sua opera composta da una stanza vuota nella quale la luce si accendeva e spegneva a cadenze regolari. La sua risposta fulminante alla richiesta di quali recondite motivazioni fossero alla base di questo intenso lavoro fu (questo sì) illuminante: “…perché mi andava di fare così, è bello accendere e spengere le luci”.

Ora anche la dichiarazione può essere in sé una provocazione, ma può l’arte andare avanti a forza di provocazioni? Il 900 è stato il secolo delle Avanguardie, ognuna si è occupata di smontare un piccolo pezzo del mondo dell’arte, quello ingessato, accademico, fatto di regole da seguire ma poi non c’è stato più niente da demolire. Poi è arrivata la voglia di stupire, all’inizio prorompente poi via via sempre meno, fino alle forzature odierne, dove alla fine stupisce più il reale dell’artificiale.

Sembrerà strano ma aspettare con ansia di vedere un’artista che con una mazza in mano si appresta a distruggere uno specchio a me non da emozione, non mi aiuta a cresce o vedere ciò che prima non percepivo, e non ci sono nemmeno le parole del critico più erudito ad aiutarmi in questo. Trovo molti testi con questo approccio pseudo-didattico, che cercano di far capire ma che alla fine si assomigliano, e per strade diverse portano tutte la punto di partenza.

Tra i libri che mi sono trovato a leggere mi ha colpito invece E questa la chiami arte? 150 anni di arte moderna in un batter d’occhio di Will Gompertz.

E’ un testo che utilizza un approccio divulgativo e piacevole (alla Gombrich per farsi un’idea) nel ripercorrere movimenti artistici del passato ma è uno dei pochi che arriva ad osare quando prova a circoscrivere con qualche definizione l’andamento di molta arte contemporanea.

Come diceva a ragione un mio professore di storia dell’arte le definizioni sono spesso delle “camicie di forza semantiche” ma Gompertz ne trova una che io condivido a pieno, che però non dico. Buona lettura.

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