Piccole polemiche grandi questioni

La città dove vivo, alla ribalta per una polemica artistica che vede protagonista non un individuo, che ha solo messo la sua impostata voce da consumato attore, ma un modus operandi molto italico, una visione dell’arte calcistica. Stavolta si parte dal denigrare un murales, il più importante della carriera di Keith Haring, fatto a Pisa pochi mesi prima di morire
Tuttomondo, definito in prima istanza “roba da radical chic” al cospetto di altre opere culturalmente più valide presenti in città come “Il Trionfo della Morte” di Buffalmacco, mirabile affresco del 300 fresco di restauro. L’assessore, anche lui fresco ma solo di nomina, dopo una prorompente levata di scudi e forse qualche consiglio ha rivisto la sua dichiarazione, mascherandola come uno spunto voluto, per aprire un dibattito sulla valorizzazione dell’arte, chiudendo il tutto con un memorabile “Evviva l’arte tutta!”.
Non credo sia importante che dica il mio pensiero sull’opera, così come è inutile quanto la “r” di Marlboro che l’assessore si pronunci sulle proprie considerazioni soggettive, è molto più importante invece iniziare a cambiare un atteggiamento complessivo che ci fa parlare dei beni artistici come di Messi e Pelè. Iniziare a smettere di fare classifiche, semplicemente perchè non sono comparabili la grandezza o il valore culturale di opere pensate e concepite a secoli di distanza, e da un punto di vista puramente pragmatico perchè pare che valorizzare un’opera contemporanea debba oscurare un’opera del medioevo? E’ davvero così impensabile una politica che promuova in modo integrato bellezze “diverse” dove l’una può fungere da traino per l’altra?
Ho già avuto modo di scrivere in merito ad un altro dei gioielli di Pisa, il Museo di San Matteo, un luogo poetico, scarsamente comunicato che avrebbe bisogno di un piano di comunicazione, ma non di un piano suo, quanto piuttosto di un progetto complessivo, almeno cittadino, che lo collochi tra le eccellenze da vedere, imperdibile come la Torre, come il Museo delle Sinopie, Il Trionfo della Morte, Tuttomondo, i capolavori scultorei di Nicola e Giovanni Pisano, e tutto il resto fino al Palazzo Blu, che genera più biglietti che emozioni, ma che ha un richiamo forte che potrebbe risultare di utilità ad un progetto di diffusione (fresco anche io, di rilettura del libro di Tomaso Montanari “Contro le Mostre” che condivido in larghissima parte, non apro qui la questione).
Non è un calderone, è un sistema articolato, perchè così è la cultura del nostro Paese, è la meraviglia della diversità. 
E allora anziché perdersi in piccole e medie polemiche, con retrogusto politico, proviamo ad invogliare i turisti a non perdersi nessuna delle bellezze della città, e forse inizieremo anche noi ad apprezzare la nostra città e la nostra cultura, tutta davvero, senza dover scegliere se Pelè era più forte di Messi.
Questo forse avrebbe potuto dirlo solo il leggendario Romeo Anconetani.
“Evviva il Pisa!”, tutti d’accordo.

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