Cultura italiana

coffee shopSembrano oramai alle spalle i periodi cupi in cui si sentiva dire (non al bar ma da qualche politicante) che non si mangia con la cultura, e veniva spontaneo confrontarci con gli altri Paesi, domandandoci se lì si mangia di meno oppure si investe di più e meglio in cultura. Basterebbe visitare qualche museo in più fuori dai confini nazionali per rendersi conto che l’arte può e deve essere un’attività economica importante, perchè girare tra le stanze dei musei fa crescere, ma fa anche venire fame, sete e voglia di shopping.

Il ristorante biologico della Tate, il coffe shop del Met di New York o il gift shop del Moma non sono luoghi sacrileghi che insozzano i capolavori di ogni tempo, svolgono un servizio utile e piacevole oltre che redditizio; alcuni nostri musei sono ben attrezzati (più in ambito enogastronomico per ovvia vocazione) ma una politica che favorisca su larga scala l’insediamento di attività commerciali come indotto del sistema museale e più in generale della cultura è senza dubbio da applaudire.

Questo, insieme ad altro, è contenuto in un decreto che mira a riformare e modernizzare il sistema italiano della cultura, dalla reintroduzione dell’insegnamento della storia dell’arte nelle scuole al cambio di politica dei biglietti di ingresso nei musei fino al tanto atteso “Art Bonus”, un sistema di sgravi fiscali a vantaggio di chi effettua donazioni a favore di interventi di manutenzione e restauro di beni culturali pubblici, musei, siti archeologici, biblioteche pubbliche, teatri pubblici e fondazioni lirico sinfoniche (da gradi importi per aziende strutturate fino a poche migliaia di euro per i normali cittadini, con un 65% di credito d’imposta), operazione che non ci allinea agli altri Paesi ma che ci fa fare un passo in quella direzione.

Chissà se sarà una rivoluzione, senza eccessivi entusiasmi ma con misurata speranza guardiamo con ottimismo alla riforma, il nostro patrimonio culturale è troppo grande per pensare di mantenerlo e addirittura valorizzarlo con soli fondi pubblici.

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