Ecchekoons!

Jeff Koons - Pluto e ProserpinaForse lo si intuisce dal titolo, mi sto innervosendo.

Mi innervosiscono certe prese di posizione che considero infondate, anacronistiche oltre che dannose per i nostri beni artistici, per la formazione dei nostri giovani e soprattutto per la modernizzazione di questo paese.

Parto da un episodio, non perché voglia fermarmi su un singolo evento ma perché è l’ennesimo e inutile finto scandalo. Stavolta sulla graticola c’è la scelta di installare una “scultura” di Jeff Koons in Piazza della Signoria. Dorata, lucidissima e ironica in mezzo alle ben note opere (o copie) del David, di Baccio Bandinelli e altro, di fronte a Palazzo Vecchio. Ed ecco che appena rivelata ha subito tolto il sonno a molta critica italica che non ha mancato di scrivere con il consueto tono scandalizzato come sia stato possibile un accostamento simile, come si sia permesso qualcuno di infettare il David (o meglio la sua copia). E già mi sono visto intellettuali svegliarsi di soprassalto a notte fonda, tutti sudati, perché la loro sensibilità è stata violentata dal simbolo della mercificazione dell’arte, piantato proprio in mezzo a uno dei simboli della purezza nostrana. Ebbene mi sento di tranquillizzarli, si fa da secoli, in ogni luogo del mondo, lo si è sempre fatto, anche il Rinascimento è venuto dopo qualcosa, e così il Barocco… e tutto il resto, perché sembrerà strano ma il tempo passa e con lui cambiano le menti …e tutto il resto.

Non c’è niente di grave in ciò che è successo, nessuna profanazione, le nostre sculture non sono state rimosse, né distrutte. E’ solo stata posizionata al loro fianco un’opera contemporanea, fatta con gli occhi di un artista (so che questa parola apre spazi infiniti di discussione) vivente, soprattutto forse non si è considerato che non rimarrà lì per sempre, è cosa effimera. Quindi se non è concesso neanche osare con scelte minimamente coraggiose, accostando presente e passato, per provare una strada di valorizzazione vuol dire che siamo bloccati da un compiaciuto immobilismo che ci ha fatto diventare provincia dell’arte contemporanea. A chi si è sentito offeso da questo accostamento così indegno vorrei infine far presente che dovrebbero essere felici dell’operazione, perché è un modo esplicito per far risaltare i fasti assoluti del passato, quando tutto era bello e idilliaco contro la decadenza totale del nostro mondo moderno, dove non esistono artisti. Mi sembra proprio che per certa critica il requisito primario per essere definito artista è essere defunto.

Dunque dopo aver letto tanti sdegnati appelli mi sono recato a Firenze, pronto al peggio ho visto con questi occhi. Ho guardato con attenzione perché proprio non riuscivo a vedere il disastro, la piazza era ancora bellissima, Ercole era ancora maestoso, e il Perseo (ripulito) sempre più elegante. E ho visto anche frotte di turisti da ogni dove scattare migliaia di foto (nonsoloselfie), perché abituati a vedere accostato antico e moderno, classico e contemporaneo, anche quelli che provengono da civiltà ancora più antiche della nostra (perché ci sono), dove non si ha timore di fare qualche passo in avanti. (P.S. Ero in compagnia di amici inglesi, non hanno fatto una piega, hanno scattato foto e sorriso, ma del resto loro vengono da Londra, che un po’ di storia ce l’ha ma non si fanno grossi problemi ad assegnare Trafalgar Square ad un artista contemporaneo ogni anno…).

Di solito non mi lancio in personalismi perché non scrivo per far conoscere i miei gusti, ma stavolta voglio dire che quella cosa lucida e dorata mi è anche piaciuta, un punto di luce nuova, brillante che ravviva una piazza che è lì immobile, statica da qualche secolo. Non intendo difendere Koons, l’artista si è ben costruito ma non mi emoziona, difendo invece chi prova a proporre qualcosa di nuovo, valorizzando le nostre ricchezze con mezzi un po’ più moderni della piuma d’oca.

L’intellighenzia che per tutto il novecento ha bloccato ogni forma di modernità, denigrando tutta l’arte moderna, indegna anche solo di accostarsi al nostro passato come infedeli che profanano il tempio, deve lasciare spazio a visioni nuove, rispettose del passato ma anche aperte e finalmente coraggiose.

Le nostre piazze sono donne intelligenti, consapevoli della propria personalità e dall’alto di tale grandezza non temono nessun confronto. Come donne forti non hanno bisogno di piccoli uomini che le difendano, per ritagliarsi un ruolo nella loro vita.

Chiaro?

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