Arte a Sud. Catanzaro contemporanea

Calabria, terra di amici, di quelli speciali, come solo in pochi posti si trovano. Quindi andare in giro per quelle terre e per quei mari è per me una goduria. Tralascio le godurie del palato, sublimazione di una  cultura millenaria, ci vorrebbe un blog a parte, non questo perché in questo parlo di altre sublimazioni, quelle artistiche.

Meno note queste, ma si sa è comune, perché promosse in modo parziale, e se da un lato me ne dolgo perché purtroppo è frequente nel nostro paese poco avvezzo alla promozione delle proprie eccellenze, dall’altro contribuisce a quella sottile goduria dell’inatteso, della scoperta di qualcosa che non ti aspetti.

Perché se è irritante il malo modo con cui utilizziamo il marketing dell’arte noi italiani lo è forse di più quel senso di dejà vu che si ha di fronte ad opere mercificate, ricalcate, riprodotte all’infinito su ogni superficie. Non accade a Catanzaro, appena si entra nel grande parco cittadino e si rimane meravigliati dalla qualità e dalla quantità di opere di grandi artisti internazionali. Ma ci arriviamo dopo.

Perché nella prima sosta di questa trasferta nella città del morsello si fa tappa al Marca, per me divenuto luogo mitico per aver ospitato eventi di spessore, su tutti la mostra di Alex Katz, pittore newyorkese che adoro, in una delle rare uscite al di fuori del proprio paese. Le aspettative per questo museo erano alte ma purtroppo si è rivelato un po’ deludente, perché sebbene le mostre temporanee che ospita siano solitamente ricercate (e non i soliti nomi di richiamo) il resto non offre molto se non qualche artista locale, su tutti Andrea Cefaly. Un suggerimento, non fate pagare l’ingresso alla permanente se non come sovrapprezzo leggero in abbinamento ad una delle belle mostre temporanee.

Con un pizzico di delusione, che non ci toglie l’entusiasmo, ci muoviamo in direzione Parco della Scultura, luogo misterioso del quale ho solo sentito parlare. Le guide sono tra le migliori che si possono trovare sul posto, quella gente speciale di cui accennavo agli inizi, di cui non faccio il nome ma che si riconoscerà quando legge queste righe, che ci fa trovare una merenda calda, perché l’arte è bella, ma con in mano un arancino croccante è stupenda.

E proprio così è il Parco, un’infilata incredibile di opere di alto livello, per mano di artisti di calibro internazionale che dialogano con la terra, il cielo, il vento di Catanzaro. Sono lavori per lo più site specific mi sembra di intuire, e il risultato è la più bella “passeggiata nel parco” di tutto il panorama nazionale.

Artisti noti, visti altrove molte volte, ma che solo qui parlano tra loro, Mimmo Paladino e Jan Fabre, Tony Cragg e Michelangelo Pistoletto, poi Dennis Oppenheim e Marc Quinn, ma dove crollo è sulla sommità della collina, quando Gormley e Staccioli, l’uno inglese l’altro volterrano, mi fanno capire che la sensibilità è un bene universale e può creare qualcosa che non si dimentica, come l’amicizia, quella vera.

Grazie a chi mi ha accompagnato.

 

 

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